La vecchia fontana di San Gallo, costruita nel 1898: luogo di lavoro, incontro, notizie e racconti della vita del paese.
Avelino Busi ricorda…
Chi l’avrebbe mai detto che dalla sorgente che alimentava la vecchia fontana del paese, insieme all’acqua fresca, sarebbe scesa anche la grappa? Eppure, secondo un racconto tramandato a San Gallo, è successo davvero.
La fontana, costruita nel 1898 e benedetta dall’allora parroco di San Gallo, don Zaccaria Cargnoni, è stata per molti anni uno dei luoghi più importanti della vita del paese.
Quasi tutti gli abitanti del paese si servivano della vecchia fontana: le donne vi andavano a lavare i panni, i contadini portavano le mucche ad abbeverarsi, le ragazze si davano appuntamento per raccontarsi le loro storie e i giovanotti approfittavano dell’occasione per incontrarle.
Quando faceva molto caldo, qualcuno entrava persino nell’acqua a fare il bagno, senza togliersi i pantaloni, perché allora i costumi da bagno non erano certo cosa comune.
La fontana ascoltava e raccontava tutto. Tanto che, quando in paese circolava una notizia, qualcuno diceva sorridendo:
“L’ha trasmessa Radio Fontana.”
Sul bordo anteriore della fontana mancava un pezzo di pietra. Secondo il racconto, era stato rotto durante il periodo fascista da colpi di manganello, sferrati da squadre di picchiatori che, non potendo sfogare la loro rabbia contro gli oppositori del regime, se la presero con la fontana.
Anche questo particolare, piccolo ma significativo, faceva parte della memoria del paese. La fontana non era soltanto un punto d’acqua: era un luogo di incontro, di lavoro, di chiacchiere, di paure, di scherzi e di racconti.
Tra le tante storie legate a quella fontana, una delle più curiose fu raccontata molti anni dopo da mio padre.
Negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale, a San Gallo, come in altri paesi del Bresciano e del Bergamasco, c’era chi era esperto nel distillare fondi di vino e vinacce, ricavandone una grappa forte, anche di 45 gradi.
Il problema non era tanto produrla, quanto portarla a Brescia senza essere fermati dalle guardie di finanza.
Per evitare il dazio all’ingresso di Sant’Eufemia, si percorreva spesso il sentiero del Bandit, che si congiungeva poi al sentiero dei Darnei. Questo percorso passava sopra San Gallo, toccava la sorgente di Beghelogne, proseguiva verso la Sella, scendeva poi verso San Gottardo e da lì arrivava a Brescia.
Era un sentiero faticoso, ma utile per passare inosservati.
Un giorno il maresciallo della finanza venne a sapere da una barista di Brescia che la buona grappa servita nel caffè arrivava proprio da San Gallo.
La notizia arrivò al comando e furono mandati due finanzieri con l’ordine di perquisire alcune cantine del paese.
Partirono da Brescia in bicicletta. Era pieno luglio, faceva molto caldo e la strada era tutta in salita. A un certo punto dovettero spingere le biciclette a mano.
Ma a San Gallo non si dormiva. Prima ancora che i finanzieri arrivassero, la notizia era già corsa per il paese:
“Arrivano i finanzieri!”
E così cominciò il passaparola. C’era chi correva da una casa all’altra, chi avvisava i vicini, chi diceva di nascondere la grappa nel bosco. In poco tempo tutto il paese sapeva.
Angelo non perse tempo. Corse in cantina, dove tra le botti teneva una damigiana con circa venti litri di grappa.
Doveva nasconderla in fretta. Ma dove?
Alla fine gli venne un’idea: mettere la damigiana nel serbatoio dell’acqua che alimentava la fontana.
Il piano sembrava buono, ma al contatto con l’acqua fresca la damigiana si ruppe. La grappa si mescolò così con l’acqua e cominciò a scendere verso la fontana del paese.
Quando i finanzieri arrivarono a San Gallo, erano accaldati, assetati e stanchi per la salita.
Si fermarono alla fontana per bere.
Il primo ad assaggiare l’acqua fu l’appuntato. Dopo aver bevuto, chiamò il suo collega e gli disse:
“Vieni un po’ a bere: perfino l’acqua sa di grappa! E poi dicono che a San Gallo non si fa la grappa!”