San Gallo nell’Ottocento era un territorio con poche case, prati, boschi e sentieri. In quell’ambiente non era impossibile la presenza di lupi.
Il punto cerchiato in giallo indica, secondo la memoria tramandata, la località Benoi, luogo dell’aggressione.
La bambina e il lupo: una memoria del 1815
Tra le memorie più particolari legate al territorio di San Gallo si conserva il racconto di una bambina aggredita da un lupo nel giugno del 1815. La testimonianza, ricordata anche da un’antica iscrizione, appartiene a un tempo in cui boschi, pascoli e sentieri facevano parte della vita quotidiana della comunità.
Bambina sbranata da un lupo a San Gallo nel 1815
Questa è una testimonianza tramandata nella memoria di San Gallo.
Nel giugno del 1815, in un tempo in cui anche nelle campagne lombarde era ancora possibile imbattersi nei lupi, una bambina di San Gallo di nome Giulia Lonati, di 10 anni, si trovava a pascolare le mucche nella località chiamata Benoi.
Secondo il racconto, quella zona era allora composta soprattutto da bosco e prato. La bambina venne aggredita da un lupo; i familiari, che si trovavano a distanza mentre tagliavano l’erba, sentirono le grida e accorsero armati di forche, ma purtroppo era ormai troppo tardi.
La memoria popolare racconta che alcuni particolari dell’accaduto furono interpretati con sentimento religioso: si disse infatti che il braccio destro, usato per fare il segno della croce, e la testa, considerata benedetta, non fossero stati toccati dal lupo.
Questo racconto è stato tramandato da Benedetto Busi, che viveva in quella località, ed è stato raccolto anche in un cortometraggio realizzato nel 1990 dal Gruppo Audiovisivo dell’Oratorio San Gallo.
Grazie all’interessamento di Fabio e Lorenzo Busi, è stata recuperata la croce che ricordava l’episodio. Sulla croce si leggeva:
“De profundis – Giulia Lonati – di Andrea – di anni 10 – sbranata dal lupo il 14 giugno 1815.”
La croce doveva essere collocata sul monte, nei pressi del luogo dell’aggressione. In seguito venne inglobata nella casa Busi e, al momento del recupero, risultava spezzata sul gambo e unita con del gesso.
Da una testimonianza raccolta sembra che il padre, Andrea Lonati, abitasse nella località Ruine, un caseggiato di San Gallo.